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Agcom e Privacy: UE faccia attenzione ai conflitti di interesse

12 settembre 2019

Le autorità di vigilanza indipendenti dovranno affrontare sfide enormi sul fronte dell’economia digitale e della tutela degli interessi dei cittadini in rete.

Il nuovo esecutivo italiano, e in particolare il Parlamento, si troveranno a breve di fronte all’urgenza - fino ad oggi solo rimandata - della nomina dei nuovi componenti di Agcom e Garante per la privacy. È un passaggio molto delicato in una fase in cui il digitale è stato chiaramente indicato come uno dei temi strategici per il Paese (vista anche la decisione di creare un dicastero ad hoc) e dove l’enorme potere delle piattaforme di tecnologia, in particolare Facebook e Google, ha un peso non solo rilevante ma anche fortemente integrato nella società.

L’iniziativa di Facebook sulle pagine d’odio dei giorni scorsi, l’apertura da parte di Agcom di un un procedimento finalizzato all’individuazione e all’analisi del mercato rilevante, oltre all’accertamento di posizioni dominanti o comunque lesive del pluralismo nel settore della pubblicità on line dimostrano l’assoluto rilievo delle piattaforme OTT nel contesto italiano e non solo.

La Commissaria europea incaricata, Ursula von der Leyen, ha annunciato la squadra che l’affiancherà nei prossimi cinque anni. Il digitale sarà una top priority e questo lo conferma anche la determinazione con la quale la nuova presidente ha assegnato le deleghe ai commissari, con Margarete Vestager che non solo rimane alla guida della concorrenza, ma assumerà anche l’incarico di gestire la politica digitale. Allo stesso tempo, sul tavolo della nuova commissione, tornerà prepotentemente anche il tema della tassazione delle imprese digitali.

Ma non è solo l’Europa a prendere di petto la questione dei monopoli digitali: negli Stati Uniti, ad esempio, è improvvisamente salita ai massimi livelli la pressione contro la Silicon Valley. Già sotto la lente federale, Google e Facebook finiscono nel mirino anche dei procuratori generali di diversi stati americani, da New York al Texas, che vogliono far luce sugli effetti della loro posizione dominante in termini di concorrenza e tutela dei consumatori. E pochi giorni prima YouTube ha concordato una sanzione di quasi 200 milioni di dollari per violazione delle regole sui minori online.
In questo contesto è evidente che la scelta dei consiglieri delle autorità di vigilanza italiane dovrà essere attentamente vagliata: si dovrà escludere assolutamente qualunque conflitto di interesse tra i nominati e le piattaforme. Le posizioni dominanti di Google e il recente scandalo di Cambridge Analytica per Facebook devono consigliare alle nostre istituzioni di seguire con la massima cautela un criterio di assoluta trasparenza, tenendo conto di ruoli e incarichi che molti potenziali candidati hanno avuto o hanno con queste ramificate società digitali.

Nei prossimi anni le autorità di vigilanza indipendenti dovranno affrontare sfide enormi sul fronte dell’economia digitale e della tutela degli interessi dei cittadini in rete e non possiamo immaginare uno scenario dove il vigilante possa, anche indirettamente, essere portatore degli interessi delle potenti imprese sulle quali dovrà vigilare.