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Industria discografica, un 2021 da record: streaming, video e social trainano la crescita

22 marzo 2022

I dati pubblicati nei giorni scorsi a livello globale, e in Italia, hanno confermato come l’anno appena concluso sia stato uno di quelli con i migliori risultati di sempre per l’industria discografica, a oltre vent'anni da quanto dalla fase di transizione accompagnata da una devastante pirateria che dimezzò i ricavi del settore. Non è stato facile trovare la strada della ripresa individuando dei nuovi modelli di business grazie alle nuove tecnologie cercando allo stesso tempo di garantire la massima protezione agli asset delle imprese e degli artisti. Ma, a quanto pare, i risultati cominciano ad arrivare.

Il 2021, anno d’oro per la musica (nonostante la pandemia)

Dopo tanto tempo, lo scenario che i dati del 2021 descrivono è molto positivo anche se arriva nel mezzo di una pandemia che ha reso molto complesso il quadro generale del comparto musicale, con concerti e spettacoli cancellati o rimandati e intere filiere ferme. Tuttavia, si deve dare atto che la scelta di abbracciare le opportunità del digitale tra i primi settori dei contenuti ha ampiamente ripagato un mercato che rischiava di essere completamente travolto nel caso fosse rimasto inerte.

L’offerta di musica è cresciuta in maniera esponenziale, le opportunità per i fan di accedere al contenuto musicale in varie forme e canali ha fatto sì che oggi milioni di brani siano disponibili in qualsiasi istante praticamente ovunque nel mondo.

A livello globale il settore ha realizzato ricavi per quasi 26 miliardi di dollari, con una crescita del 18,5%. Gli Stati Uniti, il primo mercato mondiale, ha mostrato un tasso di crescita del 22,6% superando la media globale e l’Europa del 15%. Tutti i principali Paesi hanno mostrato una crescita a due cifre.

Vola lo streaming, anche in Italia

Sedici milioni di dollari, ovvero il 65% di tutti i ricavi a livello mondiale, sono giunti dagli abbonamenti ai servizi streaming: un segmento strategico che continua a realizzare numeri imponenti ovunque, e infatti tra i Paesi ad ottenere una performance sopra la media globale vi è stata anche l’Italia.

Il nostro Paese ha visto un tasso di crescita del 27,8% che lo ha riportato nella top ten mondiale con oltre 332 milioni di euro di ricavi e una crescita degli abbonamenti alle piattaforme streaming come Spotify, Amazon ed Apple Music del 35,6%.

Un impatto significativo si è visto anche nell’area video streaming sostenuta dalla pubblicità con un +46,3%: YouTube resta la prima piattaforma in Italia per ascolto di musica in modalità free ad-supported. Tra free e premium, tutto il segmento audio e video streaming è cresciuto del 24,6% arrivando a 208 milioni di euro di ricavi.

Nessun settore in Italia ha adottato una così ampia fascia di tecnologie per sostenere la distribuzione dei propri contenuti: dallo streaming alle app di social media, dal gaming allo short form video di TikTok, non c’è un segmento delle nuove tecnologie dove la musica non sia protagonista e dove generi ricavi per etichette e artisti.

In media, solo a livello di streaming audio i consumatori italiani generano ogni settimana oltre un miliardo di stream. Il tempo speso nel nostro Paese per ascoltare musica è di oltre 19 ore settimanali, delle quali il 45% tramite abbonamento premium, una percentuale che sale al 57% tra i 16 e i 24 anni. I giovanissimi sono i grandi consumatori di musica digitale ma, come si è visto durante la pandemia, molto del pubblico adulto ha abbracciato le piattaforme streaming che nel frattempo hanno iniziato a integrare nuove offerte legate a formati audio di nuova generazione, andando incontro alle necessità dei fan più sofisticati di musica.

I ricavi dall’estero

Le opportunità del digitale hanno anche mostrato effetti positivi sui ricavi dall’estero. L’assenza di barriere fisiche e la disponibilità di enormi quantità di catalogo e repertorio italiano sulle piattaforme a livello globale ha fatto sì che le royalty generate a livello internazionale siano cresciute del 66% anche grazie all’effetto Måneskin che, poche ore dopo il successo all’Eurovision, erano già entrati nelle classifiche di 32 Paesi. Esclusi diritti d’autore ed editoriali, i ricavi dall’estero sono arrivati nel 2021 a circa 20 milioni per i quali la maggior parte dal digitale.

Tornano a crescere anche i supporti fisici

E dopo un difficile 2020, anche il CD è tornato a generare ricavi in salita in molti Paesi a livello globale, inclusa l’Italia, dove ha visto un +10,6%. Sul prodotto fisico si segnala anche l’ottima performance dell’e-commerce con vendite online molto pronunciate, in particolare legate al fenomeno vinile, sempre con numeri molto rilevanti.

Dopo aver superato le vendite di CD all’inizio del 2021, l’LP ha confermato l’exploit con quasi il 79% di incremento.

Nel segmento fisico si è assistito a un interessante effetto del Bonus Cultura 18 app, il contributo di 500 euro per i neo-diciottenni, che ha generato oltre 21 milioni di euro complessivi di acquisti di musica registrata.

I ricavi del B2B

Oltre alle vendite di musica e allo streaming, sono da rilevare anche i ricavi giunti dal B2B, ovvero i diritti connessi, con le licenze per l’uso di musica in radio, televisioni, palestre, pubblici esercizi e feste private che sono cresciuti con un + 37,2% a 52 milioni di euro e i diritti di sincronizzazione, ovvero la musica nelle pubblicità, film, serie TV, che ha visto un incremento del 36,4% superando per la prima volta i 10 milioni di euro.

La generazione Z conquista le classifiche grazie al digitale

Negli ultimi anni la musica italiana, sempre in particolare grazie all’innovazione e agli investimenti delle case discografiche nei giovani talenti, si è assistito a un forte ricambio generazionale. I nuovi talenti si sono trovati a proprio agio nella musica liquida e nei canali social: spesso lontani dai media tradizionali, sono stati in grado di raccogliere un’ampia rete di fan e di conquistare le classifiche di vendita come mai avvenuto negli anni precedenti. Nelle classifiche di fine anno, le top ten di singoli e album sono state dominate dal repertorio italiano: diversi artisti della Generazione Z hanno ottenuto risultati di ampio respiro conquistando numerosi dischi di platino.

L’evoluzione legata allo streaming ha aperto nuove opportunità abbattendo le soglie d’ingresso nel mercato offrendo agli artisti un market field che di fatto gli era precluso nell’era del fisico.

Un segno di questa rivoluzione si vede in maniera molto chiara nei dati relativi alle vendite di musica.

Conclusioni

Nel 2021, 479 album hanno infatti superato la soglia di 10 milioni di streaming: si tratta di 302 artisti in totale, per una crescita di grande rilevanza rispetto a dieci anni fa. Nel 2011 solo 134 album per 105 artisti avevano infatti superato l’equivalente soglia delle 10.000 copie vendute (fisico + download): un segnale fondamentale anche per la sostenibilità economica del mercato.

La crescita e l’ampliamento dei segmenti nei quali la musica diventa protagonista centrale non farà che aumentare le opportunità. Se nel passato un artista aveva di fronte, in linea di massima, solo due grandi modelli, quello dei ricavi discografici e quello della musica dal vivo, le opzioni disponibili oggi crescono costantemente. Nuovi modelli di sfruttamento dei contenuti musicali si affacciano, come gli NFT e il metaverso, con esperienze immersive cross tra digitale e musica dal vivo accompagnate dalle tecnologie di ultima generazione.

Mai come in questa fase l’industria ha di fronte una così ampia gamma di soluzioni per portare a contatto artisti e i fan di musica, incrementando allo stesso tempo le economie che consentono a tutta la filiera di prosperare garantendo la costante ricerca e sviluppo di nuovi talenti.