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Perché Francia, Spagna e Italia bacchettano la Commissione Ue sul Copyright

5 ottobre 2020

Con l’approvazione, da parte della commissione Politiche Ue del Senato, del testo della legge di delegazione Ue, procede anche in Italia l’iter di recepimento della Direttiva 2019/790 nota come Direttiva Copyright.

Altri Stati membri sono impegnati nel processo di implementazione e uno degli articoli più controversi della direttiva, l’art.17, è ovviamente al centro del dibattito. L’articolo in questione, come noto, modifica di fatto la posizione giuridica delle piattaforme di condivisione di video (tipo YouTube) introducendo una serie di obblighi e di licenze preventive.

Sempre l’articolo 17 stabilisce che la commissione Ue, “in cooperazione con gli Stati membri, organizza dialoghi tra le parti interessate per discutere le migliori prassi per la cooperazione tra i prestatori di servizi di condivisione di contenuti online e i titolari dei diritti”. Tale previsione ha tuttavia spinto la commissione ad andare oltre il mandato stabilito dalla Direttiva e molti stakeholder hanno espresso una preoccupazione riguardo la consultazione della commissione europea sulle proposte linee guida sull’applicazione dell’Articolo 17 della Direttiva sul Copyright nel Mercato Unico Digitale (“la Direttiva”).

Nel Documento di Consultazione, la commissione è evidentemente andata contro l’obiettivo originale di fornire un alto livello di protezione ai detentori di diritti e creare una situazione equa e omogenea nel Mercato Unico Digitale. Essa interpreta aspetti essenziali dell’Articolo 17 della Direttiva in un modo che è incompatibile con la formulazione e l’obiettivo dell’Articolo, mettendo così a repentaglio l’equilibrio di interessi ottenuto dalla legislatura europea nell’Articolo 17 stesso.

Interpretando l’Articolo 17 in modo contrario agli intenti della legislatura Ue e all’acquis europeo sul copyright, le proposte linee guida equivalgono a un tentativo di riscrivere la Direttiva ed emendare la legge Ue sul copyright in assenza di un appropriato processo legislativo. Un tale approccio sarebbe inoltre in conflitto con la decisione della commissione di rendere la cultura uno degli ecosistemi prioritari in Europa per la ripresa dall’impatto della pandemia da Covid-19.

La situazione generata dalla posizione assunta dalla commissione ha portato a un intervento molto duro di alcuni Stati membri nell’ultima riunione del gruppo di lavoro sul copyright a Bruxelles: una vera e propria tirata di orecchie da parte di Francia, Spagna, Italia, Portogallo e Croazia che hanno fortemente criticato l’approccio fuori delega dei funzionari di Bruxelles.

L’Italia, come ricordiamo, che con il governo precedente era stata all’opposizione nella fase di elaborazione della Direttiva, è ora tornata nell’alleanza pro copyright formata da Francia e Spagna dando un forte segnale sulla necessità di procedere senza indugio sulla via del recepimento.

La posizione della commissione è infatti vista da molti come l’occasione per chiedere ai governi di attendere, nel recepimento, le linee guida da Bruxelles, cosa subito cavalcata da Google, il grande sconfitto nel voto di Strasburgo del 2019.

In Italia, nei giorni scorsi, si era mossa anche Confindustria Cultura, con una articolata nota del presidente Cipolletta al ministro Franceschini, ove rammentava l’urgenza del recepimento della legislazione europea e chiedendo al governo italiano di stigmatizzare l’improvvida uscita fuori tempo della commissione.

L’imbarazzo è forte a Bruxelles e dopo questa aperta contestazione da parte di diversi Stati membri è evidente che la commissione dovrà abbandonare le velleità di key player nell’indirizzare i recepimenti nazionali.