Copyright come molla per lo sviluppo e l’innovazione: perchè il nostro Paese non lo vuole capire?
Detto questo vale la pena di citare due recenti dati presentati al Senato USA il 30 gennaio scorso (_ Copyright Industries in the U.S. Economy: The 2006 Report_) e che confermano quanto rilevante sia l’industria della proprietà intellettuale per l’economia americana. Il core business delle industrie che producono copyright ha prodotto solo nel 2005, 819 miliardi di dollari, ovvero il 6,56 % del PIL degli Stati Uniti. Le industrie che producono copyright hanno contribuito per il 12,96% alla crescita dell’intera economia americana e che tale contributo è stato il doppio del valore dello stesso comparto (6,56%) sull’intero PIL
Molto interessante inoltre, le industrie che producono copyright negli Stati Uniti hanno assorbito l’ 8,49% in più di lavoratori nel 2005 con un incremento della retribuzione che è stato all’incirca del 40 % superiore alla retribuzione media di un lavoratore negli Stati Uniti.
Per non parlare del contributo all’export di tali industrie, che ormai ha raggiunto i 110.8 miliardi di dollari, superando molte industrie “tradizionali”.
E l’Italia ? Il nostro Paese sta perdendo il treno dell’innovazione e le industrie creative che producono contenuti sono lasciate al proprio destino, proprio in una fase strategica essenziale, dove le nuove tecnologie consentirebbero, ad esempio, all’industria musicale, di essere competitiva con l’offerta globale
e conquistare market share grazie alle nuove reti digitali. Oppure dove sarebbe necessario attrarre investimenti dall’estero favorendo condizioni ideali per lo sviluppo di contenuti creativi. Ma tutto ciò sembra lontano mille miglia da chi deve determinare le strategie del Paese con riferimento ai contenuti creativi, vero asset del futuro, come dimostrano i dati citati nel caso USA. Cosa troviamo invece in prima pagina sul maggiore quotidiano economico ? La proposta di abolire il copyright, tramite magari una “lenzuolata” del Ministro delle Attività Produttive. Non è necessario il lenzuolo, perché sull’industria della creatività da tempo il nostro Paese ha calato un triste sudario.
Enzo Mazza
Presidente FIMI