Confindustria Cultura Italia: nessuna censura. Stop alle strumentalizzazione. L’obiettivo è tutelare la creatività, non l’abuso
“Non è vero che il quadro legislativo non è chiaro: l’Autorità amministrativa avente funzioni di vigilanza, cioè l’AGCOM, ha il potere di agire prontamente per porre fine alle violazioni sulla rete. Lo farà nel rispetto di tutti i diritti in gioco”. Così Paolo Ferrari, Presidente di Confindustria Cultura Italia, che continua: “Oggi i giornali e il web sono pieni di posizioni strumentali e ideologiche, che vogliono forzosamente dare un colore politico a
qualcosa che invece è uno dei fondamenti di una società che voglia essere veramente civile: il rispetto dei diritti. La magistratura non è toccata dall’iniziativa dell’Autorità: i due binari sono paralleli e convivono, ma con funzioni ed effetti diversi nella sfera giuridica del soggetto cui sono irrogati”.
Confindustria Cultura Italia non potrebbe sostenere la compressione di libertà digitali e la censura. Qui lo snodo è: bloccare l’illegalità diffusa e aiutare il mercato legittimo. Inibire quindi quelle (poche) piattaforme web palesemente pirata. Non blog, forum, motori di ricerca, siti personali. Ma grandi siti pirata transnazionali grazie ai quali i titolari incassano ingenti somme tramite pubblicità, spesso su conti correnti off-shore.
“L’obiettivo è comune, ribadito in tutte le sedi, nazionali, europee, globali. Apparentemente è condiviso, ma alcune posizioni pubbliche fanno davvero dubitare che si conosca l’economia della Rete, l’economia dei contenuti creativi, che si parli nell’interesse dell’Italia e della produzione culturale nazionale
ed europea, per cui tutti a parole dicono di battersi. L’obiettivo è quello di creare una rete libera, forte e aiutare la costruzione di un sano e-Content Market. Non garantire l’illegalità perpetua”.
L’intervento di AGCOM, che andrà in discussione in Consiglio e sarà sotto gli occhi di tutti i cittadini, allo stesso tempo utenti della Rete e creatori di contenuti, va nella direzione giusta per sostenere i mercati digitali e il patrimonio creativo, intellettuale, di competenze che dovrebbe essere l’orgoglio del nostro Paese.
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