Il fatturato dell’industria discografica in Italia perde oltre il 7% nel 2001. Cresce la quota di mercato degli artisti italiani.
La società di revisione Price WaterhouseCooper ha diffuso i dati relativi all’anno 2001 che mostrano una flessione nel mercato discografico italiano.
Forte affermazione del repertorio italiano che aumenta la propria quota di mercato del 3,56% a valore rispetto all’anno precedente passando dal 38,8% del 2000 al 43,6% del 2001 contro un 52,6% dell’internazionale che perde il 4,7%.
Al di fuori del dato audio tradizionale va evidenziata la crescita del segmento video musicali, cresciuto del 99% ad unità e del 134% a valore e dovuta alle buone performance dei titoli in DVD e la crescita consistente del segmento edicola e premium.
Il Presidente di FIMI, Alberto Pojaghi, commentando i dati ha affermato: “La seconda parte dell’anno ha confermato l’andamento negativo che si era già evidenziato nei primi sei mesi. Sicuramente l’effetto 11 settembre ha contribuito ad una congiuntura negativa che non è stata risollevata dalle vendite natalizie che anzi hanno anch’esse mostrato una forte flessione. C’è tuttavia da rilevare la notizia positiva della crescita del prodotto italiano, una conferma importante per un settore che investe costantemente nella cultura nazionale. E quindi assolutamente indispensabile che al comparto discografico vengano estesi i benefici fiscali disposti nell’ultima finanziaria per altri settori industriali attivi nel settore dei media”
Nella classica annuale dei dischi più venduti nel nostro Paese, elaborata da Ac Nielsen, dei primi dieci artisti sette erano italiani.
Il repertorio locale in Italia rappresenta una delle quote più elevate nel mondo con prospettive di crescita anche sul fronte internazionale come hanno dimostrato le recenti performance di alcuni artisti italiani.