I rischi della musica generata con AI: il caso dei Velvet Sundown
Nelle scorse settimane si è parlato molto del caso dei Velvet Sundown. Musica, testi, artwork, video, biografie: tutto era stato creato con piattaforme di AI generativa. Anche i componenti del gruppo, con nomi e curricula credibili, erano artificiali.
Il dibattito è stato vivace perché, fino al momento della stessa ammissione, da parte degli inventori del progetto, che fosse uno scherzo, molti avevano dei dubbi sull’esistenza o meno del gruppo nella realtà e i numeri su piattaforme come Spotify, mostravano ascolti reali e un crescente seguito.
Il tema ci porta pertanto ad affrontare i rischi che l’impatto della musica generata con l’AI, senza controllo, avrà non solo sull’ecosistema musicale, ma soprattutto sul pubblico ed i fan di musica.
Nel 2024, solo in Italia, il numero di nuove tracce caricate sulle piattaforme streaming, secondo NIQ ha raggiunto i 20 milioni, per oltre 89,4 miliardi di stream. Ma di questi, 18,9 milioni di tracce hanno generato tra zero e mille stream, ovvero questi milioni di tracce hanno generato solo l’1% degli ascolti. Allo stesso tempo, Deezer, la nota piattaforma francese di streaming, ha annunciato un brevetto per una tecnologia in grado di identificare la musica generata dall’intelligenza artificiale. Secondo Deezer, il numero di brani musicali generati con AI e caricati sulla piattaforma è in aumento, con circa 20.000 brani al giorno che non hanno alcun coinvolgimento umano.
Altre piattaforme non sembrano voler affrontare la questione con la stessa urgenza e questo non è positivo. Le tracce generate con l’AI, senza che vengano categorizzate come tali, alla lunga porterà ad un grave inquinamento dell’offerta, con effetti non solo economici, ma anche di impatto sui fan di musica, non in grado di distinguere il contenuto vero dal deepfake.
Buona parte della musica generata da piattaforme con Udio e Suno, è costituita da contenuti che hanno utilizzato produzioni originali e protette da copyright per l’addestramento. Le cause in corso dimostreranno se questa attività fosse lecita ai sensi delle leggi sul copyright, ma la diffusione di canzoni cloni sarà sempre più dannosa. Le piattaforme di streaming hanno prima di tutto un obbligo morale di sostenere la creatività umana e gli artisti. La costruzione di un ecosistema per garantire agli artisti una maggiore diffusione dei loro contenuti e la relativa remunerazione è un punto fermo.
Bisogna assolutamente impedire che i contenuti generati totalmente dall’AI possano diffondersi senza un preciso sistema di labelling che ne stabilisca l’origine non umana e consenta al fan di musica di rendersi consapevole di che cosa si trovano di fronte.
Frodi e sottrazioni di ricavi sono solo una faccia della musica generata con l’AI, l’altra è la sostituzione del contenuto umano con contenuti artificiali. L’azione di Deezer, per etichettare i brani AI, prevenirne l’aggiunta a playlist e non pagarne le royalty è benvenuta se pensiamo che Il 18 % dei brani caricati ogni giorno su Deezer è generato da AI e circa il 70 % degli streaming su questi brani è falso, alimentato da bot.
Un’ultima valutazione da considerare. Le piattaforme di AI continuano ad addestrarsi sui contenuti presenti sui DSP e su YouTube. Se buona parte dei contenuti fossero sempre di più quelli generati con AI avremmo il paradosso di un sistema che si addestra di fatto su musica già clonata con l’AI, ovvero il collasso stesso del sistema.
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