I Grammy raccontano il nuovo assetto globale della musica
Mai come in questa edizione dei Grammy, l’oscar dell’industria musicale, si è potuta osservare la trasformazione del settore in un grande “melting pot” di artisti di generazioni e paesi diversi.
Come confermato anche dai numeri di IFPI (la federazione dell’industria discografica internazionale), l’asse globale del pop si è ormai spostato dal nord America verso una più vasta dimensione geografica che ha portato artisti di varie aree del globo a raggiungere il successo e a far crescere nuovi mercati. Stati Uniti e Canada insieme rappresentano oggi meno del 40% dei ricavi globali dell’industria musicale e mercati come l’Asia e il Latin America stanno conquistando, insieme all’Europa, nuove quote di mercato.
La prima vittoria in sessantotto anni della storia del Grammy per l’album dell’anno, andato a Bad Bunny, con un album interamente in spagnolo, segna un evento storico per la manifestazione. “Debi Tirar Màs Fotos” è un’esplorazione delle tradizioni musicali latinoamericane che conferma il trend di crescita globale della musica del Sud America. Anche il K-pop porta a casa una nuova consacrazione dopo i successi dei BTS nel 2021 con la colonna sonora di Demon Hunters, “Golden”, che ha conquistato la preziosa statuetta.
Il New York Times ha scritto in un editoriale intitolato “A Global Pop Music Melting Pot” come l’era del dominio americano sia terminato e come oggi la musica arrivi da tante parti del globo e come sia generata da artisti che si ascoltano tra di loro contaminando le produzioni. Se è vero, aggiunge il NYT, che generi come il K-pop, il Latin trap e il reggaeton spesso si ispirano alla musica americana, la contaminazione con la musica delle origini o della tradizione offre nuovi spunti creativi generando nuove sonorità che i fan di musica di tutto il mondo apprezzano e portano al successo.
La musica è notoriamente un linguaggio universale che trascende i confini e connette persone di ogni provenienza. Ha il potere di evocare emozioni, raccontare storie e unire le comunità. Ogni cultura possiede un patrimonio musicale unico che riflette i valori, le tradizioni e la storia del suo popolo. In questo contesto le nuove tecnologie come lo streaming che ha eliminato le barriere all’ingresso e i confini geografici ci ha portato a contatto con la musica di culture diverse, riconoscendo la bellezza della diversità e l’importanza di preservare queste tradizioni musicali.
Gli investimenti delle case discografiche hanno seguito queste opportunità, cercando nuovi talenti in mercati che fino a poco tempo fa erano assolutamente sconosciuti, come l’Africa o il Sud Est asiatico.
La Cina si è affermata come nuova grande potenza della musica globale diventando nel 2025 il quinto mercato al mondo. Giappone, Sud Corea e Messico sono nella top ten dei mercati. La lingua inglese non è più l’elemento che determina il successo internazionale di una hit musicale.
I molti Paesi, inclusa l’Italia, il repertorio locale – fatto in particolare di nuovi artisti emersi tramite un forte ricambio generazionale – domina le classifiche e questo attira investimenti, offrendo opportunità, come abbiamo visto proprio nel caso di Bad Bunny, di scalare le classifiche globali arrivando da un piccolo Paese come Portorico a vincere il più ambito riconoscimento mondiale dell’industria musicale.


