Brani inventati, bot e soldi veri: la nuova frode che colpisce la musica
Nelle scorse settimane è stata resa nota dalle autorità brasiliane una nuova operazione contro una frode messa in atto nel segmento dello streaming musicale. Nell’ambito dell’operazione Out of Tune, è stato arrestato un individuo che aveva caricato oltre 400 brani falsi su Spotify e generato più di 28 milioni di ascolti artificiali realizzando oltre 65.000 dollari da questa attività, mentre le autorità hanno sequestrato beni per un valore superiore a 400.000 dollari. Il caso Spotify in Brasile e gli ascolti artificiali L’indagine ha inoltre portato alla luce ulteriori violazioni del diritto d’autore: 36 brani erano stati sottratti a compositori locali attraverso gruppi WhatsApp utilizzati per la promozione. Questi brani, insieme ai profili di artisti fittizi associati, sono stati rimossi dalla piattaforma su richiesta della procura. Sebbene al momento non rientri tra le imputazioni penali, durante l’indagine è stato anche individuato l’uso dell’intelligenza artificiale per generare tracce musicali, un elemento che potrà essere incluso nel procedimento in una fase successiva. L’IA generativa sta infatti emergendo come uno strumento utilizzato da attori fraudolenti per creare grandi volumi di contenuti destinati alla manipolazione dello streaming. Questo ha ulteriormente confermato che il fenomeno dello “streaming fraud” è già in atto e su larga scala, e sottrae ricavi essenziali agli artisti, agli autori, alle case discografiche, agli editori musicali e più in generale a tutta la filiera musicale. Ne avevamo già scritto qui, ora è evidente che non vi siano più giustificazioni per agire in maniera decisa. Come funziona la streaming fraud nel mercato musicale digitale Nell’era del mercato virtuale della musica e dell’economia digitale era prevedibile lo svilupparsi di azioni...
26/05/2026

