Diritti musicali: si alla liberalizzazione, no alla frammentazione
Con il prossimo recepimento della Direttiva sulle società collettive l’Italia dovrebbe adattare la propria legislazione ad una più moderna gestione dei diritti d’autore e connessi in ambito musicale. Si tratta di un passaggio fondamentale per rendere anche più efficiente e trasparente il sistema di raccolta dei diritti per le utilizzazioni di musica da parte di broadcaster, imprese del largo consumo e in generale tutti coloro che usano la musica come parte dell’intrattenimento, oltre ovviamente alla governance ed alla ripartizioni dei diritti da parte delle collecting. La legge di delegazione europea, ora all’esame del Parlamento, definirà i criteri di recepimento, che ci si augura siano il più aderenti possibili al dettato comunitario e che non ci si trovi invece di fronte ad un tentativo di annacquare il dispositivo lungamente negoziato in sede EU. La musica è un elemento determinante in ogni contesto e la pubblica diffusione di hit o evergreen all’interno di negozi, palestre, alberghi è sempre di più parte integrante dell’architettura del luogo. In tale contesto è anche fondamentale che le procedure di negoziazione e di accesso ai contenuti musicali siano il più possibile semplificate e centralizzate, primo per facilitare l’utilizzo, secondo per limitare l’evasione di tali diritti, ancora molto alta nel nostro Paese. È evidente infatti come non sia più immaginabile, di fronte all’evoluzione tecnologica in atto, che un esercizio commerciale, sia esso una grande catena, come piuttosto il singolo parrucchiere che allieta i propri clienti con le hit italiane del momento, si trovi di fronte ad una pletora di...
08/03/2016

