Il plagio musicale nell’era dello streaming: tecnologie e innovazione nelle aule giudiziarie
Mentre nel settore musicale il fenomeno della contraffazione e della pirateria ha iniziato a contrarsi, negli ultimi anni si è assistito a un deciso incremento dei casi di plagio musicale e delle relative iniziative giudiziarie. Il plagio nell’economia dello streaming Il plagio, a differenza della pirateria, è una violazione dei diritti d’autore che si concretizza nell’appropriazione di un contenuto musicale di un altro autore o compositore, facendolo passare per proprio. In generale, sono tre gli elementi che costituiscono una composizione musicale: la melodia, il ritmo e l’armonia. Nella giurisprudenza italiana, ad esempio, si ritiene che il ritmo della melodia non sia tutelabile mentre lo è la melodia in quanto tale. Inoltre, il singolo accordo non è tutelabile, mentre lo è la combinazione di accordi – ovvero l’armonia. Con lo sviluppo delle tecnologie digitali e di generi musicali nuovi che mescolano e remixano, anche con citazioni di brani famosi, i casi di contestazione sono cresciuti. Secondo il monitoraggio effettuato dalla facoltà di giurisprudenza della George Washington University, tra il 1844 e il 2014 si sono verificati non più di otto casi di questo tipo all’anno, mentre negli ultimi sei anni hanno visto una media di 16, e contro artisti del calibro di Taylor Swift, Katy Perry e Drake. Nell’economia dello streaming, che consuma successi in tempi molto rapidi, la produzione e la distribuzione di hit sulle piattaforme ha assunto ritmi vertiginosi, con producer attivi contemporaneamente anche su più brani: ogni venerdì sono pubblicati decine di migliaia di nuovi singoli a livello globale. Gli artisti lavorano spesso con...
28/06/2021