La “rinascita” del catalogo discografico con innovazione e streaming: i risvolti (non solo) economici
Secondo Goldman Sachs, a livello mondiale il valore della musica registrata potrebbe raggiungere i 54 milioni di dollari nel 2030 – dei quali circa 35 arriveranno dallo streaming. Negli ultimi anni, come è noto, il digitale ha completamente rivoluzionato il settore, facendo tornare in positivo i conti delle case discografiche dopo la lunga crisi del primo decennio del Duemila: in questo contesto, dove l’offerta è cresciuta enormemente, e ogni giorno su una piattaforma come Spotify vengono caricate circa 40 mila nuove tracce, un particolare impatto ha coinvolto il catalogo discografico delle aziende. Un inesauribile serbatoio di musica, grazie al digitale In generale si considera catalogo tutto ciò che ha superato i diciotto mesi dalla pubblicazione e con lo streaming molto del contenuto di repertorio è tornato a nuova vita. L’enorme disponibilità dei contenuti pubblicati nel corso degli anni ha di fatto consentito alle piattaforme e ai consumatori di trovarsi di fronte a un inesauribile serbatoio di musica. Contrariamente al cinema e all’audiovisivo, dove la disponibilità del catalogo sulle piattaforme di streaming è ancora molto limitata, l’industria discografica ha ripubblicato online tutto il materiale esistente, spesso anche dopo lunghe e complesse trattative con gli artisti o i loro eredi. La messa a disposizione di questi contenuti – con l’aggiunta di altre produzioni come le registrazioni mai pubblicate nell’era del CD, di demo tape, o di registrazioni dal vivo (bootleg) – hanno offerto ai fan enormi opportunità. Nelle ultime settimane si è inoltre aggiunta la decisione dei principali servizi streaming di lanciare un’opzione basata sull’alta definizione, cosa che porterà...
13/07/2021