Contenuti musicali: i diritti connessi sono al pari al diritto d’autore
È una decisione di notevole rilevanza per l’industria musicale quella rilasciata dalla Terza Sezione Penale della Cassazione a luglio 2017 in materia di diritti connessi e diffusione di contenuti musicali senza licenza, pur in presenza di una autorizzazione per i diritti Siae. La Corte, nel confermare quanto già espresso in altre occasioni, cioè: I diritti spettanti a produttori ed artisti sono autonomi rispetto a quelli degli autori di composizioni musicali e che essi sono oggetto di una specifica tutela penale e che la loro gestione non è attribuita per legge alla competenza della Siae, legittimata alla riscossione dei secondi, essendo lasciata ai produttori discografici piena libertà di scegliere se affidarne la gestione alla Scf (Società Consortile Fonografici), consorzio che gestisce in Italia la raccolta e la distribuzione dei compensi dovuti ad artisti e produttori discografici per l’utilizzo in pubblico di musica registrata attraverso il rilascio di un’unica licenza , ha anche chiaramente evidenziato che l’art. 171, comma 1, lett. a) della legge 22 aprile 1941, n. 633 (di seguito L.d.A.) sanziona penalmente colui il quale, senza averne diritto, a qualsiasi scopo e in qualsiasi forma "riproduce, trascrive, recita in pubblico, diffonde, vende o mette in vendita o pone altrimenti in commercio un’opera altrui o ne rivela il contenuto prima che sia reso pubblico, o introduce e mette in circolazione nel Regno esemplari prodotti all’estero contrariamente alla legge italiana". Presupposto della condotta di reato è dunque, secondo i giudici, che sia configurabile un’opera tutelata dal diritto di autore e che l’attività di fruizione dell’opera non sia preceduta dall’acquisizione di un titolo, costituito dalla...
16/04/2018

