Copyright: la riforma UE farà bene alla musica
Il voto con larga maggioranza del Parlamento Ue sul testo di compromesso del relatore Voss e il relativo mandato a negoziare nel trilogo con Consiglio e Commissione è stato ovviamente un importante messaggio verso l’industria culturale europea da un lato e verso le grandi piattaforme dall’altro. Anche se i commentatori, prima e dopo il voto, hanno parlato di confronto tra due mondi contrapposti, in realtà la vicinanza e la collaborazione tra i due settori è ormai consolidata e sviluppata. Nell’era streaming di Netflix e Spotify i contenuti non possono prescindere dalle piattaforme digitali e queste ultime devono riconoscere adeguati diritti per lo sfruttamento. La direttiva infatti non modifica la struttura giuridica di base esistente, ad esempio nel settore musicale, ma semplicemente opera un chiarimento rispetto alla configurazione e al ruolo esercitato da alcune realtà, le piattaforme di upload di contenuti, tipicamente video, nei confronti del mercato. Gli emendamenti votati sul testo originario della Commissione, rispetto anche al testo di luglio, liquidato dalla Commissione giuridica, hanno ulteriormente mediato le differenti posizioni, ovvero garantire una remunerazione adeguata dei titolari dei diritti, chiarire la posizione delle piattaforme UGC rispetto all’attuale scenario con riferimento alla responsabilità previste dalla normativa sul commercio elettronico (safe harbour), e le garanzie per gli utenti dei servizi, ovvero gli uploader. Cosa prevede il nuovo testo Anzitutto la conferma che i prestatori di servizi di condivisione di contenuti online effettuano un atto di comunicazione al pubblico e sono pertanto responsabili del loro contenuto e dovrebbero quindi concludere accordi di licenza equi e...
14/09/2018