Perché sarà l’Asia a trascinare il mercato discografico mondiale
Nei giorni scorsi le prime pagine dei giornali finanziari e di economia hanno dato ampio risalto alle trattative tra il colosso cinese Tencent Holding Limited e il conglomerato francese Vivendi per la cessione di una quota azionaria della prima casa discografica mondiale, Universal Music Group. Da tempo Vivendi aveva annunciato la disponibilità ad aprire a nuovi soci per la major di Santa Monica. Secondo il recente studio pubblicato da Goldman Sachs Music in the Air la major viene valutata tra i 25 e i 32 miliardi di dollari. Sempre Goldman Sachs ha stimato che gli abbonati ai servizi premium, oggi 255 milioni, saranno 690 milioni nel 2023 e dovrebbero salire a 1,15 miliardi nel 2030, con una crescita per lo più guidata dai paesi emergenti, Asia in testa, che esprimeranno il 68% del totale degli abbonati. Il 2018, secondo i dati di IFPI, ha visto l’Asia diventare la seconda regione a livello globale per i ricavi combinati di musica digitale e fisica, con una crescita dell’11,7% e con un +30% circa solo a livello di ricavi da abbonanti premium ai servizi streaming. La Cina, entrata nella top ten dei mercati mondiali nel 2017, è salita al settimo posto nel 2018 e si avvia diventare uno dei top five market in breve tempo. Un altro grande mercato sarà l’India, oggi al 19esimo posto a livello globale, ma già davanti all’Italia e a Spagna nel segmento digitale. Due mercati, quello cinese e indiano, dominati fino a poco tempo da dalla pirateria. CD falsi...
08/08/2019