Sorpresa! Le case discografiche non si sono estinte con internet
Due notizie della scorsa settimana hanno riportato al centro dell’attenzione i temi della musica su internet e il ruolo delle etichette discografiche. La prima notizia ha riguardato la scomparsa su MySpace dell’archivio di milioni di brani musicali creati a suo tempo da molti artisti, soprattutto emergenti e auto prodotti. Inoltre, succede che nella generale ripresa del mercato discografico mondiale (+9,7%) una fetta sempre più rilevante della musica prodotta e distribuita a livello globale non appartiene più ad artisti anglo americani. I due fatti, apparentemente distanti, riportano indietro di qualche anno: a quando, in sostanza, molti osservatori avevano decretato la fine degli intermediari editoriali tradizionali a fronte del successo di nuove piattaforme, dove gli autori e gli artisti avrebbero avuto finalmente l’occasione di arrivare al grande pubblico direttamente, senza più alcuna necessità di disporre di costose e antiquate strutture, quali, per l’appunto, le major o le etichette indipendenti. La storia è andata diversamente. La rete e la grande opportunità generata dalle piattaforme digitali e dai social media hanno trasformato, e allo stesso tempo reso più determinanti nel successo di un artista, proprio le label discografiche per le quali era stata decretata la morte. È vero: oggi le case discografiche hanno cambiato decisamente pelle, ma l’attività principale – quella cioè di scovare e sostenere talenti – è rimasta invariata. Merito delle nuove tecnologie, della gestione di dati e della struttura dinamica capace di muoversi nell’universo in costante evoluzione, che ne hanno confermato il ruolo determinante. La musica oggi si è definitamente globalizzata grazie allo streaming,...
08/04/2019

