Perché il nobel alla letteratura di Bob Dylan è un fatto storico ma è anche il riconoscimento della musica popolare come arte
Non è importante guardare al contenuto del premio Nobel a Bob Dylan. C’è chi dice che non fosse il caso, che ci sono firme della letteratura ben più importanti prima di lui, o che sia impossibile considerare “alto” un patrimonio culturale che in fondo annida le sue radici nella “bassa” cultura popolare. Tutte critiche logiche e prevedibili, ma varrebbe la pena di guardare un poco oltre il proprio naso per capire il valore della scelta dell’accademia di Svezia. Magari la “kultura” può rilevare inopportuno che basti scrivere “for having created new poetic expression within the American song tradition” per poter assurgere a gotha della letteratura mondiale, ma è anche vero che negli ultimi decenni le rime di successo sono state quelle accompagnate alla musica. Pochi ricordano, con tutto il rispetto, la poesia americana degli ultimi anni, così come quella europea ed italiana, ma tutti conoscono a memoria le parole di Bob Dylan, dei Beatles, di Bruce Springsteen o, per stare in casa nostra, di Mogol. La strofe di molti autori costituiscono oggi quello che nei secoli è stata la poesia. La musica popolare ha purtroppo goduto per anni, così come tutt’ora, di una connotazione tendenzialmente negativa, espressione di bassa cultura, riflessa spesso anche nell’attenzione attribuita dalla politica al mondo del pop. Non deve trarre in inganno la grande ovazione attribuita dai molti politici, anche nostrani, al premio assegnato a Dylan. In fondo, a loro, della musica popolare, frega, ed è fregato ben poco. Lo dimostrano le leggi approvate per cinema ed editoria negli anni...
17/10/2016