Lo scontro nel mondo della cultura sul Festival di Sanremo è controproducente
Nei giorni scorsi è montata una polemica molto accesa sulla decisione della Rai di tenere il Festival di Sanremo nelle date già previste di marzo e con la presenza di un pubblico di figuranti. La decisione è ovviamente legata anche alla predisposizione di adeguati protocolli sanitari, così come richiesto anche da FIMI e dall’altre organizzazioni che rappresentano gli operatori del settore, e al fatto che l’evento si svolgerà trasformando il teatro Ariston in uno studio televisivo. La notizia ha suscitato una serie di reazioni negative nel mondo della cultura, in particolare del teatro e del cinema, che avrebbe percepito in questa decisione di procedere con l’evento una sorta di discriminazione rispetto al fermo dell’intero settore, che proprio a marzo di fatto arriverà a un anno. Il direttore del Teatro di Genova Davide Livermore in un’intervista alla Stampa ha mostrato intenti bellicosi: “Assisteremo a Sanremo con il pubblico in sala? Allora noi apriremo i teatri e sul palco ci sarà il nostro festival: primo concorrente Shakespeare”. Altri protagonisti del mondo del teatro e del cinema hanno confermato una sorta di “discriminazione politica” dimenticando probabilmente che è da un anno che Rai produce o trasmette eventi culturali con dirette o differite televisive e anche che molti teatri hanno realizzato notevoli eventi in streaming. Questa fase complessa della cultura e degli eventi dal vivo non dovrebbe però essere quella delle polemiche all’interno del settore culturale ma quella della promozione, in modo unitario, di una forte presa di posizione per il ritorno degli eventi in totale sicurezza. La cultura è d’altronde...
28/01/2021