Codice di condotta Ue per l’IA, di male in peggio: i rischi per l’industria creativa
Non sta assolutamente funzionando il tavolo annunciato pomposamente dalla Commissione EU e dall’ufficio per l’AI di Bruxelles il 30 settembre del 2024 con il coinvolgimento di oltre mille esperti. L’ultima bozza, la terza, annunciata lo scorso 11 marzo, sembra aver peggiorato le cose, anche rispetto alle prime versioni. Il codice di buone pratiche (CoP) dovrebbe essere varato a maggio 2025. Dopo la pubblicazione della bozza, le principali associazioni europee rappresentative dei settori creativi hanno espresso forti critiche ricordando che l’obiettivo fondamentale dell’AI Act è fornire ad autori, artisti e altri titolari di diritti strumenti per esercitare e far valere i propri diritti, imponendo ai fornitori di Intelligenza Artificiale a Scopo Generale (GPAI) l’obbligo di adottare misure conformi al diritto d’autore dell’UE e di fornire un riepilogo sufficientemente dettagliato dei contenuti utilizzati per l’addestramento. Le preoccupazioni sul codice di condotta e il suo allontanamento dagli obiettivi dell’AI Act Il legislatore europeo ha riconosciuto questo aspetto come un mezzo essenziale per sostenere lo sviluppo dell’IA in Europa e proteggere i settori creativi dell’UE, che sono alla base del suo panorama culturale ed economico. Secondo la coalizione dei rightsholder: “tuttavia, la terza bozza del Codice di condotta GPAI rappresenta un ulteriore allontanamento dal raggiungimento di tale obiettivo. Essa crea incertezza giuridica, interpreta erroneamente il diritto d’autore dell’UE e indebolisce gli obblighi stabiliti dallo stesso AI Act. Piuttosto che fornire un quadro solido per la conformità, il testo fissa standard così bassi da non offrire alcun supporto significativo agli autori, artisti e altri titolari di diritti per esercitare o far valere i propri diritti. Ancora più...
02/04/2025