Nel boom dei brani musicali creati con l’intelligenza artificiale, il codice europeo resta al palo
Secondo un dato rilasciato dall’esperto musicista e youtuber Benn Jordan, delle 560 migliori canzoni e scelte dello staff su Suno (una delle piattaforme di AI generativa citata in giudizio dall’industria musicale), 549 (98%) vengono monetizzate sui servizi di streaming. Molti sono stati rilevati su Spotify dove risultano come artisti umani verificati. Una traccia mostrata da Benn ha 688.000 riproduzioni. Solo quella canzone ha portato via agli artisti umani circa 2.000 dollari dal pool di royalties di Spotify. A giugno 2024 si è verificato un aumento del 15% dei brani caricati su Spotify rispetto all’anno precedente. L’incremento proviene soprattutto dai “musicisti indipendenti”. Secondo l’esperto, purtroppo, gran parte di questa è probabilmente musica AI. L’allarme è serio e preoccupa il settore perché la grande opportunità offerta dalle tecnologie di intelligenza artificiale generativa rischia di agevolare il furto di contenuti musicali e la creazione di deep fake in competizione con il mercato legittimo. A questo si associa anche la questione ancora non definita del Codice di buone pratiche dell’AI per scopi generali. Come definito dalla Commissione EU “le norme che disciplinano i modelli di IA per uso generale ai sensi della legge sull’IA entreranno in vigore nell’agosto 2025. Il codice di buone pratiche mira a facilitare la corretta attuazione di tali norme e svolgerà un ruolo cruciale nel guidare lo sviluppo e la diffusione futuri di modelli di IA generici affidabili e sicuri nell’UE”. Gli aspetti chiave del codice comprendono dettagli sulla trasparenza e l’applicazione delle norme relative al diritto d’autore per i fornitori di...
10/01/2025