Perché la proposta fair share relativa ad un network fee non è una buona idea
Di recente l’industria musicale ha partecipato alla consultazione Eu sul “fair share” o “contributo equo di tutti gli operatori digitali”. L’ipotesi, spinta dalle telco, per introdurre nuovo “canone di rete” a carico delle tech che offrono contenuti è assolutamente da respingere e Fimi, cosí come la federazione internazionale Ifpi hanno respinto la proposta ed esortato le istituzioni comunitarie, ma anche nazionali, ad astenersi da interventi politici ingiustificati che danneggerebbero le imprese e i consumatori europei, mettendo a rischio il settore musicale europeo e il lavoro delle case discografiche per consentire agli artisti europei emergenti e affermati di trovare artisti europei creativi e successo commerciale. I fornitori di telecomunicazioni sono già compensati dai consumatori che pagano per accedere ai contenuti forniti dalle piattaforme online. I consumatori spesso scelgono la banda larga o i piani mobili più costosi, che forniscono più dati e larghezza di banda, a causa del contenuto che desiderano trasmettere o scaricare. L’impatto di un costo aggiuntivo sulle piattaforme online potrebbe non essere limitato al contributore primario. Il risultato sarebbe che i consumatori si troverebbero a pagare di più per il loro accesso online. Questo, a sua volta, avrebbe un impatto negativo sulla disponibilità dei consumatori a pagare per contenuti di alta qualità e, in ultima analisi, porterebbe a minori investimenti nei talenti europei e a una minore diversità. Negli ultimi due decenni, l’industria della musica registrata ha attraversato due trasformazioni significative. Il primo è stato il passaggio dalle vendite prevalentemente fisiche ai download digitali iniziato nei primi anni...
10/07/2023