Le nuove (rischiose) frontiere dell’IA nel metaverso: cosa insegna il caso FN Meka
Nelle scorse settimane è stato al centro del dibattito, in particolare negli Stati Uniti, il caso del rapper virtuale FN Meka messo sotto contratto dall’etichetta musicale Capitol e poi “licenziato” dopo una settimana perché protagonista di alcune infelici espressioni che rappresentavano i peggiori stereotipi razziali che identificano in modo negativo la comunità musicale afroamericana. La questione ha avuto una forte eco perché l’artista non era un umano in carne e ossa ma un soggetto virtuale in parte generato tramite l’intelligenza artificiale – anche se c’è chi dice che dietro questo avatar ci fosse comunque un team creativo del tutto umano. Anzi: un rapper di Houston, Kylethe Hooligan, aveva affermato di essere lui la voce dietro il personaggio e di essere stato ingaggiato dai producer per questa operazione creativa basata sull’intelligenza artificiale, per lo più senza essere stato poi remunerato. Nel frattempo, con 10 milioni di follower, Meka era diventato l’influencer virtuale più popolare su TikTok attraverso le sue canzoni, tra cui “Speed ​​Demon” e “Internet”. I risvolti etici del rapporto AI-metaverso Al di là degli aspetti di contorno, e dei rapporti contrattuali, il tema centrale del caso FN Meka riguarda le nuove opportunità e i rischi connessi alla nuova realtà del metaverso e come affrontare queste nuove frontiere, in particolare sul piano etico. Esistono risvolti legati alla responsabilità degli sviluppatori e dei creativi dietro le quinte del modello virtuale? Come si definiscono queste nuove categorie e quali meccanismi traslati dai modelli reali, con tutte le loro caratteristiche positive e negative possono essere integrate in questi avatar? Tema non...
04/10/2022