Nell’era dello streaming, il sovranismo musicale di Morgan è superato
Nei giorni scorsi si è parlato di un ruolo istituzionale per Morgan, uno dei talenti della musica italiana, che il neo-sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi vorrebbe al ministero per occuparsi di musica. Morgan si è detto disponibile e ha subito rilanciato una vecchia idea cara al sovranismo musicale, ovvero introdurre delle quote di musica italiana nelle radio. In realtà i fatti raccontano un’altra storia e negli ultimi anni, grazie all’innovazione digitale e agli investimenti delle case discografiche in nuovi talenti, la produzione italiana è diventata assolutamente dominante nello scenario musicale. Nel 2021 le classifiche annuali GfK Top of the Music hanno visto ai primi dieci posti, sia degli album come dei singoli, solo artisti italiani. Nel primo semestre del 2022, nei primi trenta album c’erano solo due artisti internazionali, Harry Styles e Ed Sheeran. Stessa cosa nei singoli più venduti, due sulle prime trenta posizioni. Perfino il vinile più venduto del primo semestre 2022 è stato di un artista italiano. A titolo di confronto, nel cinema, in Italia, nel 2021, c’era un solo film italiano tra i dieci con i maggiori incassi. Nonostante sia un settore, quello cinematografico, ampiamente sostenuto da investimenti pubblici. Il dominio della musica italiana è anche sinonimo di un incredibile ricambio generazionale che ha accompagnato questi ultimi anni. Nuovi artisti e nuovi repertori hanno scalato il successo: l’età media degli artisti in top ten è scesa in dieci anni del 35% grazie agli investimenti che le case discografiche hanno realizzato proprio sugli artisti emergenti italiani, anche in un periodo di crisi...
02/11/2022

