L’Italia non deve seguire Francia e Germania su AI Act, ma spingere invece per regole chiare
Nei prossimi giorni inizieranno i tavoli tecnici per affinare il testo del regolamento europeo sull’intelligenza artificiale (AI Act) che fa seguito all’accordo politico raggiunto con un lungo e intenso negoziato tra Parlamento, Consiglio degli Stati membri e Commissione, lo scorso dicembre. La regolamentazione europea, la prima di questo genere al mondo, punta a definire i contorni giuridici per le piattaforme di intelligenza artificiale generativa, come ad esempio OpenAI, e fissare i limiti secondo una scala di rischio che può anche giungere a vietare alcune attività che prevedono l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Tra i punti più controversi oggetto del negoziato di dicembre v’è quello riguardante i modelli di fondazione e GPAI. Sono state infatti aggiunte nuove disposizioni per tenere conto delle situazioni in cui i sistemi di IA possono essere utilizzati per molti scopi diversi (IA per finalità generali) e di quelle in cui la tecnologia di IA per finalità generali è successivamente integrata in un altro sistema ad alto rischio. L’accordo provvisorio tratta anche i casi specifici dei sistemi di IA per finalità generali. Sono state inoltre concordate regole specifiche per i modelli di base, i grandi sistemi in grado di svolgere con competenza un’ampia gamma di compiti distintivi, quali la generazione di video, testi, immagini, la conversazione in linguaggio laterale, il calcolo di dati o la generazione di codici informatici. L’accordo provvisorio prevede che i modelli di base debbano rispettare specifici obblighi di trasparenza prima di essere immessi sul mercato. È stato introdotto un regime più rigoroso per i modelli di base "ad alto impatto". Si tratta di...
05/01/2024